mercoledì 19 novembre 2014

Next of Kin

Lo sapevo che sarebbe andata così.
Va sempre così, alla fine.
Per quanto io mi prefigga di essere costante, di organizzarmi e di trovare il tempo per tutte le cose che vorrei voglio fare, alla fine mando tutto a puttane e incolpo tutta una serie di cose, facilmente riassumibili nel contorto concetto chiamato vita.
La verità è che se prendessi esempio dagli inglesi (che a poco si organizzano pure il piano d'evaquazione dell'intestino) potrei fare molte più cose e sicuramente anche meglio.
Ma io non sono inglese; io sono italiana e quindi come le nostre ferrovie ho questo curioso vezzo della disorganizzazione e del ritardo cronico.
Perciò, vi beccate questo post dopo quasi DUE mesi.
In maniera estemporanea, perché oggi mi andava di scrivere e quindi fanculo la sequence analysis e le poesie di Cavafys che c'ho per dopodomani.
Oggi scrivo, di cose mie.

Mi avevate lasciata appena arrivata nella bella Londra.
Impaurita ma entusiasta.
Disorientata ma felice.
Io e Londra eravamo nel periodo iniziale della nostra relazione, quello dove si è ancora un po' instabili ma terribilmente felici perché non ci si è ancora resi conto del guaio in cui ci si è andati a cacciare.
Riassumere le cose che mi sono successe in questo mese in un post sarebbe impossibile.
Riassumere le cose che mi sono successe in questo mese in VENTI post sarebbe ugualmente impossibile, a dire il vero.
Io non riesco nemmeno a ricordarmele tutte le cose che ho fatto (non perché fossi sbronza eh! solo a volte forse, un po' brilla...) figuriamoci a scriverle.
Ma fatto sta che tra serate di salsa, shot analysis, amici, troppi caffè, film, università, concerti improvvisati, biblioteche, corse notturne da tesco, cioccolata a tutte le ore, dates e lezioni di spagnolo, colloqui con banche, tutor, lavori etc son passati due mesi e io sono ancora qui, ad ammirare questa città meravigliosa che fa del mio umore (e della mia vita) come le montagne russe; a volte ho una paura fottuta, ma che emozione ragazzi!

Oggi, comunque, è stato un giorno importante; forse uno dei più importanti da quando sono arrivata qui.
Oggi ho firmato il mio primo contratto di lavoro.
Il contratto del mio primo vero lavoro.
Ma non voglio parlare di quello (ancora non sono pronta ed effettivamente devo ancora iniziare) ma piuttosto di una cosa che c'era su uno degli ottordicimila forms che ho dovuto compilare.
Tra le varie cose noiose, tipo indirizi vari, cazzi e mazzi c'era, at the bottom of the page, una vocina curiosa, scritta tutto il resto in un times new roman 12 grassetto, che si componeva di tre parole:
Next of kin.

Il next of kin è la persona più vicina, quella che devono chiamare se stai avendo un'attacco di panico, gastrite (entrambi molto, molto probabili a Londra), se stai dando di matto, morendo o hai qualsiasi tipo di emergenza.
Insomma il next of kin è una persona importante, fidata; che deve anche prendersi le rogne se combini qualche cazzata.
Tuttavia, la caratteristica più importante che deve avere questa persona, almeno per quelli della compagnia che mi ha assunta, è la residenza in UK.

Alla voce next of kin, in una situazione normale, avrei messo uno dei miei genitori, molto probabilmente mio padre (che mia madre, in qualsiasi situazione di merda dovessi trovarmi, sono sicura che avrebbe il potere di peggiorarla, altro che risolverla).
Ma io non sono in una situazione normale.
Sono a Londra, da sola e i miei sono ad una distanza enorme che adesso non mi va di quantificare esattamente con una veloce ricerca su google maps.

Ero a conoscenza di questa cosa da un po' eh, non sono mica scema.
Alla fine ho dovuto aprirmi un conto in banca da sola e capire da sola (perché da casa nessuno capisce l'inglese) come minchia si attivasse l'home banking e come si faceva a mettere effettivamente dei soldi sul conto.
Avevo già realizzato di stare entrando in quella spaventosa fase chiamata "l'età adulta" in cui se perdi il bus e rimani da sola, per strada, alle 4 di notte non puoi più chiamare tuo padre affinché ti venga a recuperare.
Se non altro per la questione puramente logistica della distanza.

Però mi ha fatto comunque strano scrivere, in quello spazio, un nome che non fosse quello di uno dei miei genitori, o di un membro della mia famiglia in generale.
Sia chiaro, la persona che ho messo è fidata e meravigliosa, oltre che incredibilmente responsabile.
E' la migliore next of kin che potessi desiderare, anche se la conosco da relativamente poco.
Ma, del resto, due mesi di convivenza a Londra direi che, ad occhio e croce, equivalgono a circa un anno di vita altrove...

Tuttavia mi ha fatto strano.
Più di aprirmi il conto in banca da sola.
Perché ti rendi conto di essere cresciuta non quando non hai più bisogno dei tuoi genitori (avrai sempre, sempre bisogno di loro) ma quando questi non potrano più aiutarti ed esserci sempre come ti aiutavano e c'erano prima.
E mi sono sentita un po' come Rachel di Friends che, quando si trova in ospedale, fornisce Monica come emergency contact.
E mi sono resa conto che, forse, la pitch di Friends, oltre ad essere oggettivamente bellissima, era anche molto veritiera:

'because if you're single in the city, your friends are your family.'

E la mia friends-family, al momento, è veramente meravigliosa.

A presto.

Londonerd

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