lunedì 11 agosto 2014

I wanna be a suitcase, when i grow up...

Se mai dovessi scegliere un oggetto per descrivermi (massì facciamo pure finta che questo sia uno di quei giochetti pseudo-psicologici assurdi) sceglierei una valigia.
Ma non una qualsiasi.
Una di quelle vecchie anzi, vintage, come dicono quelli cool; una di quelle di cuoio marrone liso e usurato, con gli angoli sbucciati e gli adesivi a coprire i graffi più evidenti.
Un adesivo per ogni viaggio.
Una cicatrice per ogni viaggio.
Sceglierei una valigia, in primo luogo, perché a me viaggiare piace tanto.
Da sempre.
Mi piace viaggiare anche senza una destinazione precisa, senza sapere dove, come e perché vado.
Anche perché poi, quando arrivo, sono sempre un po' triste.
In cinque anni di superiori da pendolare, mi sono fatta incalcolabili ore di bus dal mio paesino buco(lico) alla città(buco) vicina.
Quel piccolo, ripetitivo viaggio da buco a buco sembrava non stancarmi mai.
Sarei volentieri rimasta anche più di un'ora su quei bus dai sedili lerci e lisi, circondata da gente stramba (alcuni dei quali anche apparentemente ignari delle più basiche norme igieniche) a guardare i campi cambiare con le stagioni e la mia musica nelle orecchie.
S. mi diceva sempre che la mia musica si sentiva chiaramente praticamente in tutto il pullman e io ho pensato a tutte quelle volte che ascoltavo le canzoni dei cartoni animati.
Chissà se le riconoscevano anche gli altri...
Del resto, non posso mica essere l'unica persona che ascolta le sigle dei cartoni e le canzoni della Disney a 20 anni suonati!
(Sisi, ridete pure voi, io intanto tra "A whole New World", "I won't say I'm in love" "Hakuna Matata" e "I'll make a man out of you" ho saltato a piè pari la fase Gigi d'Alessio e Anna Tatangelo. Eppoi, la canzone di Mulan è seriously THE BEST WORKOUT SONG EVER!)
Insomma, tornando al punto, il viaggio s'è capito che mi piace, ma c'è anche un altro motivo per il quale ho scelto la valigia..
Una delle mie puntate preferite di "Mad Men" (e te pareva!) s'intitola, appunto, "The suitcase" ed è interamente incentrata su Peggy e Don, il quale, nel corso della puntata, per non pensare alla sua fucked-up life, costringe la prima a rimanere in ufficio oltre orario per lavorare alla pubblicità della nuova cazzutissima valigia della Samsonite....
LA SERA DEL SUO COMPLEANNO.
Insomma, morale della favola Peggy viene scaricata dal suo raga(hahahahahah)zzo per telefono e s'incazza (gustamente) con Don che poi però la porta a cena (???) e lavorando finiscono a parlare della vita. del passato, delle cose.... Soprattutto di quelle che non dicono mai.
Parlano e lavorano e piangono tutta la notte e alla fine la pubblicità spacca i culi (ma va'!).
Non ci vuole certo Montale per spiegare il correlativo oggettivo del titolo; la valigia contiene speranze, sogni, vestiti, anche sporchi, quei piccoli segreti che non dici mai e che tieni chiusi lì, nel mio caso, con uno spago, resistente ma fragile allo stesso tempo.
Era importante che la mia valigia fosse vintage, essenziale; percé quei bauli di cuoio saranno zozzi, rovinati, lisi dall'uso ma sono così perché hanno una storia, quel sapore di cose vecchie, vissute, vere.
Sono quelle cose che ti sorprendono continuamente, perché pensi sempre stiano lì lì per rompersi, ma poi resistono, tenaci, anni, sempre pronte per essere riepite per un altro viaggio e poi, al ritorno, quando le risvuoti, le cose che togli sono impregnate da quell'odore, dall'odore di un posto, di un ricordo.
L'odore che immagino abbia la mia valigia-ritratto-mentale è lo stesso che avevano i cassetti di casa di mia nonna; di rose essiccate, ti casa, di antico.
Ho scelto una valigia vintage perché mi piace pensare di essere così.
Perché magari la vita per chi si vede come un collier di diamanti o una borsa firmata magari è bella e facile, e tutti ti ammirano e stanno attenti a non rovinarti...
Mentre bisogna essere cazzuti per essere una valigia; ma quello che vivi, che scopri, che porti con in te, forse vale molto, ma molto di più.

P.S. E voi, che oggetto vorreste essere? Let me know...

domenica 10 agosto 2014

Gente di Collina

La maggior parte dell'opera di Foscolo è stata composta sui Colli Euganei, che giustamente sono stati maledetti da diverse generazioni di studenti che speravano Foscolo c'andasse un po' prima al suo di Sepolcro, così da risparmiarsi qualche poesia depressa.
Se però posso spezzare una lancia a favore di Ugo, devo dire che, d'altro canto, cos'altro si può scrivere sui Colli Euganei se non poesie precursori della corrente emo?
Non è che ti vien proprio da scrivere Topolino, sui Colli, no?
La verità è che, poeticamente parlando, ste' colline ne hanno fatti di danni.
Tra gli ermi colli di Giacomo e le colline-che-sembravano-tette che hanno fatto la carriera di Pavese, potete capire che forse, quest'aria di collina non è poi così salubre.
Del resto, lo confermo, vivere in collina è da paranoia.
Il mio paesino buco(lico) è in collina ed io ho deciso di aprire questo blog.
Coincidenze?
Non credo.
I latini, questo stato di perenne calma e immobilità l'avrebbero chiamato otium... Io lo chiamo ANGOSCIA.
Metteteci poi pure che la gente di collina è un po' strana.
Di sicuro lo è quella della mia collina.
Non è che viviamo isolati eh! Eppure la mentalità generale direi che qui è ferma più o meno al tempo dei piccioni viaggiatori.
Roba che se ti vedono in giro con uno una volta per sbaglio per loro stai già pensando alla fuga e al matrimonio segreto, perché incinta di tre gemelli e forse già madre di due.
Tutti parlano di tutto e tutti, il concetto di privacy è sconosciuto eppure sembra che tutti abbiano chissà quali grandi segreti da nascondere.
Mancano giusto un nano che parla al contrario, un gigante e, ovviamente, IL MALE ASSOLUTO e siamo a Twin Peaks.
Giuro.
Ora non so dirvi con esattezza il livello sul mare della cittadina di Laura Palmer ma, a giudicare dalla vegetazione, dai pini che ondeggiano sinistri, direi che potrebbe trattarsi tranquillamente di collina.
Le colline fanno male.
Punto.
Forse sarebbe meglio vivere altrove...
In montagna però non saprei, perché se prendiamo Heidi e "le caprette che le facevano ciao" (cit.) come esempio forse opterei più per la pianura...
Magari non Padana ecco...
Che a vedere i leghisti manco tanto fa bene...
Sapete cosa?
Forse davvero sarebbe ora che iniziassimo a colonizzare lo spazio.
Chissà che su Urano saremo tutti meno teste di cazzo.

sabato 9 agosto 2014

le cose che voglio/ le cose che devo

vorrei andare a fare shopping, che ci sono pure i saldi... / devo risparmiare ogni centesimo per l'università.
vorrei partire per la vacanza in croazia con le mie amiche, come programmato... / devo restare perché ho fatto una scelta e mi sono presa un impegno.
vorrei mangiare una pizza, come IDDIO comanda... / devo aspettare e continuare a mangiare pappette, per lo stesso "devo" di sopra.
vorrei poter essere più accomodante, non dire sempre agli altri tutto quello che penso; attivare il filtro cervello bocca. / devo accettare che sono così ed essere me stessa... Forse voglio esserlo.
vorrei andare d'accordo con mia madre: accontentarla, renderla fiera, magari fare una volta quello che dice. / devo discuterci ogni giorno, perché quello che vorrebbe per me, ironicamente, non ha niente a che vedere con me... e io non voglio rimanere intrappolata in una vita che non ho scelto e non mi rappresenta.
vorrei guardare "orange is the new black" tutto il giorno tutti i giorni. / devo studiare, che ho già perso un anno e sinceramente vorrei evitare di perderne un secondo.
volevo nascere negli anni '50, vivere come vivevano i mad men. / devo vivere nel presente e cavarne il meglio, perché sono nata nella decade dei backstreet boys e non in quella di frank sinatra... E forse va bene così.
voglio fare quello che voglio. / devo fare quello che devo.
Perché è così.
E forse è anche giusto...
Perché la felicità richiede impegno.
E, a volte, per riuscire a fare quello che vuoi, devi fare prima quello che devi.

venerdì 25 luglio 2014

Quelle come me...

Quelle come me sono quelle che le vedevi sole davanti scuola, immerse nel loro mondo lontano mille miglia.
Quelle come me le devi richiamare, più volte, perché sembra che siano lì co te ma in realtà sono lontane, altrove.
Quelle come me vivono d'intercalari come "Eh?" "Cosa?" "Scusa, puoi ripetere?" un po' perché sono naturalmente distratte, un po' perché molte volte si rompono il cazzo ad ascoltare certa gente.
Quelle come me, ad una serata in discoteca, preferiranno sempre una pizzata con pochi intimi o una serata davanti al computer, con abbastanza junk food da mandare in overdose Homer Simpson e la giusta serie tv.
Quelle come me comprano vestiti stravaganti per le suddette serate in discoteca che però poi non mettono (quasi) mai perché, appunto, non ci vanno in discoteca.
Quelle come me comprano anche molte scarpe e molte borse e molte cose inutili in generale.
Quelle come me però, non hanno mai niente da mettere, nonostante la loro intera casa sia diventata una succursale di zara e i vestiti rischino di soffocare il loro spazio vitale.
A quelle come me piace correre, nonostante siano l'anticristo dell'atletica e del fitness; corrono per non pensare, con la musica nelle orecchie fino a diventare sorde e la voglia di sfidare se stesse.
Quelle come me vorrebbero imparare, conoscere, assaporare ogni cosa; vorrebbero avere un paio extra di tutto: occhi, mani, gambe, piedi, orecchie, (tette), per fare più cose e contemporaneamente.
Idealmente, a quelle come me, piacerebbe che la giornata durasse 76 ore, per poter fare tutto, ma praticamente anche meglio che no, perché probabilmente la passerebbero a poltrire a letto visto che, di base, sono molto pigre.
Quelle come me le vedi spesso sole ma anche quando sono in mezzo alla gente si sentono "a parte".
Quelle come me riescono a cogliere riferimenti molto nerd su cose altrettanto nerd ma poi, se gli chiedi con chi è sposata la Jolie, ti fissano vuote.
Quelle come me si perdono ancora nel paesino buco(lico) in cui sono cresciute, ma poi si muovono a Londra come se niente fosse.
A quelle come me piacerebbe lavorare nella moda, ma anche nella musica, ma anche nel cinema, ma anche nella televisione... Anche l'editoria però non sarebbe male... Oppure la fotografia... O l'arte in generale... O anche la cucina, che ci piace mangiare... Ma anche l'astrofisica, pensandoci, ha il suo fascino.
Quelle come me, se non s'era capito, sono confuse e confusionarie e c'è il rischio che non concludano mai niente, perché vivono nel caos e in fondo gli piace.
Quelle come me hanno anche una fottuta paura di perdere se stesse, che pure se non sono poi questo gran che, sanno di essere l'unica cosa che hanno.
Infatti, a quelle come me, ciò che fa cagare i pantaloni, non è né il rischio di cancro o di malattie veneree, ma la parola amore; perché amare, dare se stessi a qualcuno è cosa mica da poco... Eppoi, ad amare qualcuno completamente (you know what I mean), aumenta ancor di più il rischio di malattie veneree... Per dire.
Quelle come me hanno anche un senso dell'umorismo pessimo e fanno battutacce su cose serie come il cancro, le malattie veneree, i vecchi e gli indigenti... E lo sanno che non si dovrebbe ma lo fanno uguale, perché sono come me.
Anche perché quelle come me, pur essendo fragili, sono anche stronze sarcastiche, quindi attenzione.
Quelle come me, alla fine, sono delle grandi incoscienti: si gettano in cose grandi, enormi; vanno anche fino in fondo, pure se è difficile, pure se fa male.
Quelle come me, non so ancora se definirle stupide o solo masochiste.
A quelle come me, in generale, piace pensare di fregarsene di ciò che pensa la gente ma, forse, in fondo in fondo, piacerebbe parlare, spiegare... Chi siamo, cosa facciamo, perché siamo delle teste di cazzo.
Perché quelle come me a volte si sentono sole. Ma tanto.
Quindi, una sera random, mosse anche dalla loro arcinemica noia, quelle come me potrebbero decidere di aprire un blog.
Anche perché credono che scrivere sia l'unica cosa che sappiano fare davvero.
Forse.